San Donnino e fidentinità (Festa di San Donnino 2016)

30/09/2016

Il sopraggiungere della Festa di San Donnino offre l’opportunità di considerazioni che oscillano tra il senso profondo della ricorrenza nel riferimento alla fede dei cristiani fidentini e la tentazione di un bilancio dell’anno trascorso nella prospettiva di una vita buona e degna in riferimento alle virtù civiche acquisite e al benessere sociale raggiunto. In realtà San Donnino, come Patrono della Città, include sia l’uno che l’altro versante, sollecitando una prova di coscienza.

Ma al di là di riflessioni impegnative, com’è giusto, prevale la gioia della festa, saldamente radicata, sentita e vissuta. Nella vivacità della festa passa, a mio parere, la vera “fidentinità”.

Che cos’è mai la fidentinità?

È un insieme di qualità ben strutturate che rivelano il carattere della città, la sua fisionomia interiore. Ciò affiora in una forte identità di appartenenza, cioè in un sentire comune che coinvolge tutta la cittadinanza, quella percepita dagli individui e quella coltivata dalle famiglie, diffusa nelle case e nei quartieri, antichi e nuovi.

È un’appartenenza che si esprime nel “san Donen”, in forme diverse di consapevolezza civile ed ecclesiale il cui centro vitale è certamente il martire Donnino, il santo identitario della città. In questi anni ho cercato di capire questa fidentinità costruita nei secoli attorno alla figura del martire. Non v’è dubbio che costituisca il modello simbolico, storico e culturale della città, senza del quale Fidenza sarebbe un’altra cosa.

Di qui si intuisce che l’unicità e l’originalità della città hanno prodotto nel tempo una cultura, un dialetto, un’etica comune, tali da renderla inconfondibile e da sentirsi riconoscibile solo a partire dal santo martire Donnino, la cui presenza è così costitutiva da divenire la peculiarità di Fidenza, la sua bellezza, la sua energia di vita, la sua qualità morale.

La festa dunque viene a conferma di una lunga tradizione e restituisce alla città la sua forma civile e religiosa, valida per tutti, piccoli e grandi.

Di fatto nella festa di San Donnino, la città cambia volto, sorride, si dispiega la volontà di esserci e di distinguersi, di lasciarsi coinvolgere, di stare allegri in compagnia, con discrezione e convinzione, con dignità e orgoglio cittadino.

Com’è noto, San Donnino è gelosamente custodito nella Cripta della Cattedrale, vero “focus” della città. Senza la sua splendida Chiesa, San Donnino sarebbe nascosto e riservato. Così, con il suo “duomo”, la città acquista la sua gloria. Anzi, proprio con lui la città oltrepassa i limiti territoriali e si pone in un orizzonte continentale, come ad esibire la sua vocazione europea.

Anche oggi la città, fondata sul corpo di un martire, avverte il compito di non tradire le sue origini. D

a esse scaturisce una indubbia responsabilità storica che attinge al sangue “cristiano”, per sua natura universale. Per questo la città non può che essere solidale, accogliente e aperta a tutti, in una rinnovata identità fraterna che consente di consolidare la fidentinità nella prospettiva di un futuro di speranza e di pace.